Testimone (non) oculare

Ieri sera mi hanno spedito a seguire l’evento organizzato dall’Università di Siena con Pif, il ‘testimone’ divenuto regista e arrivato in città per parlare della sua opera prima – “La mafia uccide solo d’estate” – oltre che di legalità in senso più allargato. Conferenza in aula magna a Giurisprudenza/Scienze Politiche, poi tre proiezioni al cinema Nuova Pendola che d’altronde è praticamente l’ultimo cinema rimasto a Siena e forse ‘degno’ di questo nome (forse).

Deve essere stata una grande serata, ma non saprei dirvi. Perché purtroppo non ho visto un tubo. Prima ho aspettato – insieme ad altri colleghi – il protagonista che avrebbe dovuto “incontrare la stampa” come si dice in gergo. Ha tardato, è stato trattenuto lungo il percorso da foto e strette di mano che manco Obama, poi si è infilato nella stanzetta con noi. Una domanda a testa, ma non è toccata a tutti, forse in tutto quindici minuti e poi “scusate, dobbiamo andare, là fuori ci sono 400 ragazzi che stanno lessando” (il preside dixit).

Là fuori, ovvero in aula magna. Non quella magna davvero, però, quella media, ché l’auditorio magari più adatto a una situazione del genere, dice qualcuno, “è ancora inagibile“. Là fuori, ovvero in una stanza di fronte alla quale – con le porte ancora chiuse stuccate – un’ora prima dell’inizio previsto, un’ora prima, c’era già una folla di studenti accalcata. E dove, effettivamente, a quel punto la temperatura era d’inferno.
Sono accorsi a frotte ad ascoltare Pif. Quando è entrato nell’aula si è alzato un applauso con urla da stadio che mi ha lasciato perplessa, per scortarlo tra i ragazzi fino al tavolo dei relatori ci sarebbero volute delle guardie del corpo, ché anche Rettore e Prefetto hanno fatto fatica a passare.

La stampa non ci ha manco provato, siamo rimasti fuori. Quei quindici minuti di conferenza stampa avevano reso per noi l’accesso assolutamente improponibile. Non saremmo entrati nemmeno in scia, come al Giro d’Italia. E d’altronde i posto riservati si erano volatilizzati. Avremmo potuto ascoltare l’intervento nel ‘maxi’ schermo allestito all’ingresso della facoltà,  di fronte al quale qualche decina di ragazzi si è seduta per terra. Ma vabbè, mi sono detta, lo sentirò più tardi al cinema (dove era previsto un altro intervento).

mattioliNon avevo fatto bene i conti. Tre proiezioni per una popolazione studentesca a prezzo ridotto che conta circa 14mila studenti più l’eventuale popolazione cittadina magari interessata a un film che nelle sale, in circuito ‘tradizionale’, non è mai arrivato. Un’impresa, fidatevi. Ci ho provato a un paio di turni, la fila arrivava in fondo alla strada. Il coltello tra i denti faceva parte della divisa d’ordinanza. Quando poi lui è uscito, prima dell’ultima proiezione è ricominciato il tira e molla di selfie e foto ricordo.

E vabbè, è andata così. Qua e là, su Twitter soprattutto, ho letto commenti entusiasti sul dibattito. Magari è andato bene. Anche perché tutti quei ragazzi che hanno atteso, sgomitato, sudato, faticato lo avranno fatto per ascoltare e portare contributi interessanti, immagino. Non lo saprò mai.

In ogni caso, ci sono un paio di cose che non mi sono chiare. Quale è la molla di tutto questo? Il personaggio mainstream? Il tema? Il ritornello che “a Siena non succede mai niente” e allora quando succede qualcosa apriti cielo e spalancati terra? (quest’ultima mi pare strana, fatti anche recenti ci dimostrano che non vale ogni volta….).
Non me lo sono spiegato. E, alla fine del chiasso, non ho manco visto il film.
Un fallimento su tutta la linea!
Tre cose però mi sono rimaste. La prima: l’organizzazione degli eventi, se mai qualcuno avesse ancora dei dubbi, è un mestiere e va fatta fare a chi se ne intende. La seconda: a Siena non ci sono gli spazi per organizzare eventi di un certo tipo. O meglio, gli spazi ci sarebbero anche, ma vengono usati per tanto altro (sì, sì, il riferimento è voluto e multiplo). La terza: a partecipare all’evento al fianco di Pif, Ester Castano, giovanissima giornalista divenuta nota per i suoi articoli di denuncia contro le infiltrazioni mafiose in un comune della provincia milanese che poi, effettivamente, è stato sciolto dal Consiglio dei Ministri. Ha scritto con coraggio, minacciata, denunciata, trattata come una ragazzina pazza e insolente. Al suo fianco, nella battaglia, il direttore del suo quotidiano locale che ci ha creduto con lei. Una bella storia che – mea culpa – non conoscevo.

POST SCRIPTUM
Pare che vista l’affluenza enorme e forse inaspettata, saranno organizzate altre proiezioni del film. Magari riesco a vederlo! 😉

1 pensiero su “Testimone (non) oculare

  1. Come al solito, hai una lucidità nel vedere le cose che è quasi disarmante.
    Sembra di vedere me allo specchio (in senso metaforico ovviamente).
    Agli occhi di chi vive quotidianamente queste situazioni, le tue parole suonano come una conferma che è necessario muoversi e fare qualcosa.
    D’altronde chi dovrebbe fare non fa, ma prende finanziamenti.
    Noi invece facciamo senza un soldo, ma poi veniamo criticati!

    E se poi rispondiamo alle critiche…siamo anche polemici!

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