Malinconico blues

…I’m causing a mild sensation
With this new occupation
I’m permanently glued
To this extraordinary mood,
so now moveover
And let me take over
With my melancholy blues…

Sabato sera. Un bicchiere di vino e mezz’ora di pausa prima di uscire a cena con una vecchia amica, di passaggio in città. Mezz’ora di pausa per me. Penso alla malinconia.

La malinconia è la consapevolezza del tempo che passa. la consapevolezza con cui ultimamente mi trovo spesso a fare i conti, mio malgrado. A volte ci rido sopra – o almeno faccio finta – guardando nello specchio il mio viso di oltre trentenne che non è, decisamente, lo stesso. Ho tagliato alla radice il primo capello bianco, facendo finta così che non sia mai esisitito. Invidio le gambe delle ragazzine, in centro il sabato pomeriggio, ricordandomi di quando ero come loro e in un sabato di primavera – con l’aria finalmente calda, gli amori per la testa e un intero weekend davanti – mi sentivo una regina. A volte ci rido sopra, dicevo. Rido sui look improbabili degli anni Novanta, rido sugli psicodrammi adolescenziali, rido sull’imbarazzo del primo bacio. Guardo con tenerezza a quella che ero, che sono stata. Con malinconia.

La malinconia è dei romantici. Che fanno di tutto un film di cui sono sempre protagonisti. E quindi è un po’ anche mia, che passeggio ripensando a quello che è stato, incollando mentalmente fotografie sulle note della musica che scelgo come colonna sonora.

La malinconia è di chi si mette in discussione. Chi ripercorre i propri passi, le scelte, gli snodi, i momenti che hanno segnato i passaggi. E quindi, sì, decisamente è anche mia. Che guardo indietro e penso a come è stato e a come poteva essere. E non è un rimpianto. O forse a volte lo è, ma solo velatamente, in un sussurro. E’ ricordare con tenerezza. E’ chiedersi: cosa è stato di me, di noi, di voi, in tutti questi anni che mi sono passati tra le mani senza che davvero me ne accorgessi? Dove siete, adesso, cosa state facendo?

La malinconia è immaginare di guardarmi da fuori – sì, lo so, torna questa cosa del guardarmi da fuori; piccola fissazione, che posso farci? forse dovevo fare la regista
Guardarmi da fuori e poi guardarmi dall’alto e con lo stesso sguardo sorvolare la città ed entrare in altre case, in altre vite, vedere cosa ci è successo dentro, cosa avete scelto, come siete diventati.

E’ un’istantanea di me, adesso; un bicchiere di vino davanti al computer. E poi un nero e una scritta leggera:

dieci anni prima.

Chissà come ero, come immaginavo che sarei diventata.