Una Zona fuori luogo

La libreria La Zona ha un profumo silenzioso e un po’ retrò. Ha il fascino antico di un luogo di pace e cultura, nascosta come è tra le viuzze dietro l’imponente basilica di Provenzano, celata da quegli scuri di legno verde e masiccio che Valentina mette e toglie, ogni giorno, ogni sera. Saranno quegli scuri – che la nascondono un po’, proteggendola dalla bruttezza del mondo – che le danno questo sapore di nicchia, di scrigno, di ‘tana’. Sembra uscita da un film francese, fresco e un po’ malinconico.

Anche Valentina sembra uscita da un film francese, così minuta e leggera eppure così determinata e tenace. Quando ha deciso di aprire una libreria le avranno dato della pazza, che con la cultura in Italia mica si mangia, lo dicono anche i ministri.

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Lei ci ha creduto e ha lottato. Ha coinvolto amici e allargato il cerchio, ha organizzato presentazioni e incontri, ha messo in piedi letture e confronti con gli autori, rassegne di documentari e cortometraggi, chiacchierate coi registi, lezioni sull’educazione visiva e sul fumetto e un’altra marea di cose che non mi ricordo.
Perché io stessa ci sono passata meno di quanto avrei voluto. E di quanto, forse, avrei dovuto.

Domani la libreria La Zona chiude. Lo fa nello stile di Valentina, con un doppio evento – alle 18 la presentazione del libro “Amianto, una storia operaia” di Alberto Prunetti, con un dialogo dell’autore insieme a Gabriele Fichera e, alle 21, la proiezione di “Le libraire de Belfast” di Alessandra Celesia, prodotto da Zeugma e Dumbworld. E nel mezzo, alle 20 come è scritto sull’invito, con “baci e abbracci“.

Perché se c’è una cosa che non fa parte di Valentina, né quindi de La Zona, è l’autocommiserazione e la ricerca della pietà altrui. C’è piuttosto un’analisi lucida, con il bisogno di voltare pagina. Per credere ancora. Si legge forte questa sua voglia di guardare avanti nella mail che ha girato a noi ‘amici de La Zona‘ e che è talmente forte, vera e caparbia che merita di essere riportata come lei l’ha scritta.

Chiudo perché i conti non tornano. Chiudo perché ci ho provato. Chiudo perché sono rimasta, investendo e tentando di promuovere libri e cultura. Chiudo perché leggo, qualcuno dice troppo, e forse ho vissuto  più nel mondo letterario che in quello in cui viviamo. Forse.
Chiudo perché è più facile bere uno spritz che leggere un libro. Questione di abitudini: puoi leggere anche bevendo uno spritz.
Chiudo perché dei luoghi intimi abbiamo paura. Meglio la rete dove mi fanno lo sconto, meglio il centro commerciale, meglio quei luoghi dove siamo assaliti di prodotti.
Chiudo perché la catena editoriale è una brutta bestia.
Chiudo con amarezza e dovrò nuovamente mettermi in gioco.
Ma questo va bene.
Chiudo sapendo che non è colpa degli altri, non è colpa di Nessuno: è la società, il tempo corrente che mi fa chiudere e che trasforma le città, i nostri centri, in sequenze standard di catene e mutande.
La chiudo qui perché altrimenti sarebbe troppo lunga e complessa da spiegare.
Ringrazio tutte le persone che hanno avuto la curiosità di passare, gli autori, i lettori, gli editori, gli amici che hanno fatto La Zona in via Provenzano Salvani 8. L’augurio è che non vadano disperse tante energie, collaborazioni e capacità e che possano esistere altre zone in altri spazi.

Dunque, chiude La Zona. E tanti ne parlano e si strappano le vesti, senza magari averne mai varcato la soglia. E senza aver mai detto una parola a Valentina. Lo dice lei stessa: “Non ho visto nessuno dei politici che si sono riempiti la bocca con la cultura, nemmeno in campagna elettorale“. Già. perché La Zona è (era) un luogo di cultura in quella che dovrebbe essere una città della cultura. Ed è un luogo – ma anche un’azienda – ideata, pensata e gestita da una giovane.

Giovani e cultura: proprio quel binomio che – non solo a Siena, ma nel paese intero – ritorna come un ritornello ossessivo nei proclami politici e nei programmi che restano solo di carta. Perché poi sono pochi quelli che realmente varcano la soglia, per sedersi sulle panche di legno e aprirsi a un confronto anche difficile. E sono pochi quelli che danno fiducia a un giovane con un’idea, un pensiero, una visione che non siano omologati.

Anche io ho varcato troppo poco quella soglia. E oggi, per questo, chiedo scusa. A Valentina e a La Zona. E spero che la loro esperienza serva di lezione.
A me e alla mia città, addormentata ai confini del coma.