I nove nani

Diciamo la verità: non ne sentivamo il bisogno. E non per il valore delle persone, che non voglio analizzare qui, ma per le tinte grottesche che stanno prendendo queste elezioni amministrative in salsa senese. Oggi un altro ‘cittadino’ ha annunciato la propria candidatura, dopo una lunga riflessione che lo ha portato ad allontanarsi dalle liste civiche in cui era confluito (sic!). Siamo a nove. Nove candidati.

Facciamo ordine quindi, perché qui la faccenda di fa complessa (ma non seria). Scendono in campo: Movimento5Stelle, Lega Nord, Riformisti, coalizione di centrosinistra (di cui avremo il nome dopo le primarie PD di questo sabato), candidato di centrodestra 1 appoggiato da liste civiche, candidato di ispirazione sinistra (vecchia Rifondazione, per capirsi) appoggiato da lista civica, altro candidato appoggiato da altre liste civiche che pareva poter confluire nel M5S ma che invece resta da solo, candidato di neonata associazione culturale che doveva appoggiare il PD e che invece andrà da sola anche se non ha sciolto le riserve sul nome da presentare e, da oggi, ulteriore candidato di impostazione centrodestra 2 che ha appena annunciato – appunto – di lasciare il centrodestra 1 per correre con altra lista civica.

Una cosa positiva, almeno, in tutta questa faccenda, c’è. Sabato 27 scadono i termini per la presentazione dei candidati e delle liste. Quindi mancano solo dodici giorni. Questo è un bene. Altrimenti rischieremmo, seriamente, di avere più candidati che elettori.

Senza voler tirare in ballo il bipolarismo, l’eterno dilemma tra impostazione maggioritaria o proporzionale, né tantomeno la legittimità di opinioni diverse, o il diritto ad esprimersi o a mettersi in gioco, dicevamo, non ne sentivamo il bisogno. Ben vengano lo spirito di servizio, il pluralismo e la disponibilità a portare il proprio contributo alla comunità. Ma la faccenda, confessiamolo, inizia a diventare ridicola.

Perché una città che conta meno di 60mila abitanti e che si trova ad affrontare uno dei momenti più bui della sua intera storia – dovendo, di colpo, svegliarsi dalla bolla di benessere in cui è stata immersa negli ultimi quarant’anni – forse ha bisogno di tante energie, sì, ma non di così tanti galli nello stretto pollaio. Perché oggi tutte queste ‘chiamate’, tutte queste prese di posizione, suonano più come una caccia stonata e forzata alla piccola percentuale che possa spostare gli equilibri. Qui tutti sembrano mirare a fare l’ago della bilancia nell’immancabile e inevitabile ballottaggio, per poi passare alla riscossione, con l’antica arte del mercato delle vacche.

Per settimane tutti quanti hanno dichiarato di cercare una personalità di prestigio, un uomo forte, super partes, fuori dai partiti tradizionali che potesse far convergere le diverse opinioni, Che potesse risanare le distanze. Che riuscisse a ricostruire una serena unità, incentrata sul programma vincente per la Siena di domani. Lo hanno cercato tanto, in lungo e in largo, e alla fine devono essersi arresi a correre ognuno per conto suo.

A questo punto non ci resta che sperare che, da qui a lunedì, altri due cittadini si facciano un esame di coscienza e decidano di scendere in campo – per l’esclusivo bene della città, s’intende. Così di papabili ne avremo 11. E per la partitella domenicale candidati contro resto del mondo non ci sarà nemmeno da cercare le riserve.