Restiamo umani

Dal balcone della casa dove sono ospitata vedo il mare. È li, a pochi metri. Me ne sono rimasta un’oretta a osservarlo, stasera, smaltendo le scorie della giornata, riposando la testa dalle fatiche delle ultime ore. E anche adesso, dal letto, con la finestra aperta, sento il suo rumore. Sento il frangere delle onde, immagino la schiuma bianca che osservavo poco fa, ascolto quell’indistinto sordo e continuo che arriva ovattato, dal mare che non ferma mai le proprie correnti.

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La mia scollatura non è una scusa

Giuro, non credevo che ce ne fosse bisogno. Non credevo dovessimo stare ancora qui a parlare di questa roba, nel terzo millennio, in un paese occidentale, laico (?), civile (?) che dovrebbe aver scolpito il diritto alle libertà personali sulla pietra della propria stessa fondazione. Non avrei voluto che ce ne fosse bisogno. E probabilmente bisogno non c’è. Non c’è bisogno di aggiungere altro a quanto hanno già scritto i blog, i giornali, a quanto i soliti noti censori o commentatori da social network abbiano già sproloquiato, dividendosi – come è sport nazionale – tra innocentisti e colpevolisti, ché qui l’unica cosa che ci interessa pare essere una maglietta da indossare, una barricata da difendere, un nemico da accusare.

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La giornata storica che non abbiamo capito

ovvero, considerazioni a margine dell’assemblea del Monte dei Paschi.

Lontani i tempi della difesa strenua del tetto del 4% o della battaglia tra Antonella Mansi e Alessandro Profumo sulla calendarizzazione dell’aumento di capitale (dimostratosi poi insufficiente), l’auditorium della banca Monte dei Paschi in Viale Mazzini ha tanti posti vuoti. Non è una di quelle occasioni da tutto esaurito, anche se muove il solito giro – tutta la stampa economica nazionale in primis e qualche politico che cala su Siena, per prendere un po’ di luce da riversare sulla propria campagna elettorale.

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Davide (al telefono) contro Golia

ovvero una piccola storia di quotidiani disservizi, perpetrati da una grande azienda nei confronti di un piccolissimo consumatore che niente può, se non lamentarsi a oltranza.

Io sono una tignosa. Proprio di quelle antipatiche. Che se si mettono in testa una cosa, è veramente dura che la lascino andare. Dunque, siccome ho raccontato questa storia a decine di operatori del call center della Windsì, si parla della Wind non di un’azienda anonima – a questo punto la metto nero su bianco. Così la prossima volta che telefonerò al call center perché nessuno sarà ancora stato in grado di risolvermi il problema, invece di dover rispiegare da capo tutto quanto gli dirò di venirselo a leggere con calma, che io intanto attendo in linea.

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Dalla parte della libertà

Volevo scrivere qualcosa di intelligente e sensato sulla strage di Charlie Hebdo, ma non ci sono riuscita. Almeno non ieri, a caldo, e neanche ieri sera mentre guardavo il dibattito (stucchevole e poco approfondito) in onda su La7, unica rete nazionale ad aver cambiato il proprio palinsesto ne va dato atto, per capire cosa fosse successo realmente, cosa stesse succedendo in quelle stesse ore. Non ci sono riuscita oggi, mentre scorrevo i giornali e i social network e i siti con gli aggiornamenti in diretta. Non ci riesco adesso. Perché, banalmente, io non riesco a crederci.

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