Ho dato 450 ml di me

In effetti, quando ho visto l’ago ho avuto un secondo di brividi. Avevo chiesto all’infermiera – con l’aria spavalda del ‘io non ho paura‘ – se l’ago fosse lo stesso dei prelievi e lei sorridendo aveva detto, “no, è un po’ più grosso”. In effetti. Ora, su, non vi spaventate e non facciamola tanto lunga. Il brivido è durato un secondo. È bastato non guardare. Perché, sì, io non ho paura, ma l’ago preferisco non guardarlo. Chiamatela, privacy.

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Una povera puttana

Voi dovreste vedere quanto vi guardano male se siete una donna e andate a ristorante da sola. Male, ma male proprio. E questo non è nemmeno un ristorante. Questo è un lounge bar. Forse. O meglio, questo magari sarebbe un lounge bar se fossimo a Milano. A Siena, ché si sa Siena come è, è solo un bar figo in Piazza. Io non ci vengo perché è un bar figo. Ci vengo perché si sta bene, l’apparecchiatura è curata, i piatti pochi ma buoni e anche leggeri, il vino di qualità, la musica di solito bassa e ha pochi tavoli. E perché mi conoscono, certo. Sono una ‘cliente abituale’. Quindi mi trovano un tavolo, se possibile. E non fanno tante domande. Eppure a volte anche loro chiedono “sei sola?” e mi guardano con occhi stupiti quando rispondo, .

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Squallida operazione di automarketing

Siccome io scrivo di cultura e anche di Siena e di varie altre cose che mi passano per la mente, ma purtroppo ho sempre troppo poco tempo e tante idee ma confuse... insomma, facciamola breve. Anche quest’anno a grande richiesta (non è vero, ma suonava bene) ho scritto un post sul Palio; il Palio di seta, quello inteso come opera d’arte e dal punto di vista culturale, non sul Palio tout court.

Insomma, anche quest’anno l’ho scritto, ma visto che nel frattempo è nato un l’altro blog della cui redazione faccio indiscutibilmente parte (sono un’impicciona, che volete…), ecco quest’anno il post sul Palio-come-opera-d’arte è finito sull’altro blog che parla per l’appunto di cultura e di arte.

Se lo volete leggere, lo trovate qui.

Antropologia della spiaggia

Mare. Ci sono. Stanotte mi ha accolto il silenzio della pineta, e pure stamani, interrotto solo da qualche cicala solitaria. Giugno, le scuole appena finite ma con gli esami ancora in corso, la crisi economica o chissà che altro mi permettono di arrivare sulla spiaggia quasi a mezzogiorno ma accaparrarmi comunque il mio ombrellone in prima fila. Niente e nessuno, solo la sabbia, tra me e l’acqua. C’è poca gente, in effetti. Qualcuno in più sulla spiaggia libera.

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Dell’autocommiserazione e dell’autostima

Mi dice il mio amico, “è colpa del cambio di temperatura“. Mi dice, “finché non si stabilizza la temperatura, la gente non trova equilibrio”. Se lo dice lui che sta al pubblico tutti i giorni, io ci credo. Mi dice, “quando ci sono queste fasi, io mi faccio il segno della croce e penso che per qualche giorno starò in silenzio, aspettando che passi“. Mi rincuora. Almeno vuol dire che non sto diventando completamente matta. O almeno non più di quello che sono già.

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