Un'(altra) occasione persa

Peccato. Non c’è molto altro da dire, anche se i commentatori più o meno autorevoli si lanceranno in dettagliate analisi. A me viene solo da dire, peccato. Peccato per un’altra occasione persa. Peccato per un’altra dimostrazione del peggio che questa città può dare di se stessa. Anche oggi abdica al proprio obiettivo di cambiamento e di rinascita e ripiomba, con ostinata rassegnazione, nel fango appiccicoso che la ha stritolata.

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Una storia #somethingdifferent

Something different. Qualcosa di diverso. Con queste parole coach Marco Crespi ha portato la Mens Sana dove è arrivata stasera. Con queste parole ha lanciato, mesi fa, la sua sfida. Con queste parole ha motivato i suoi giocatori e ha riunito il ‘suo’ popolo, il popolo biancoverde. Li ha gasati, li ha spinti, li ha sostenuti, li ha convinti, fino a farli fondere insieme, giocatori e tifosi, in un unico grande cuore che batteva all’unisono. Gli uni in campo, gli altri sugli spalti, tutti insieme sulla Rete, nei messaggi scambiati a colpi di tweet. Something different, qualcosa di diverso. Ecco la Mens Sana di oggi, di questi mesi arrivati fino ad oggi.

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Squallida operazione di automarketing

Siccome io scrivo di cultura e anche di Siena e di varie altre cose che mi passano per la mente, ma purtroppo ho sempre troppo poco tempo e tante idee ma confuse... insomma, facciamola breve. Anche quest’anno a grande richiesta (non è vero, ma suonava bene) ho scritto un post sul Palio; il Palio di seta, quello inteso come opera d’arte e dal punto di vista culturale, non sul Palio tout court.

Insomma, anche quest’anno l’ho scritto, ma visto che nel frattempo è nato un l’altro blog della cui redazione faccio indiscutibilmente parte (sono un’impicciona, che volete…), ecco quest’anno il post sul Palio-come-opera-d’arte è finito sull’altro blog che parla per l’appunto di cultura e di arte.

Se lo volete leggere, lo trovate qui.

Mansi Uber Alles

Tutti aspettano lei, anche stavolta. Dopo essere stata la protagonista indiscussa dell’assemblea di fine dicembre – quella in cui si mise ‘di traverso’ ai progetti di Alessandro Profumo e strappò il rinvio dell’aumento di capitale – e dopo esser stata altrettanto ‘protagonista’, con la sua assenza, all’assemblea ordinaria di un mese fa (la notizia era che non fosse venuta), anche oggi Antonella Mansi ha tutti gli occhi puntati addosso.

Perché dopo quello che è stato definito ‘un passo indietro‘ – ovvero la sua indisponibilità ad accettare un altro mandato – quella odierna è l’ultima assemblea che la vede in viale Mazzini come presidente della Fondazione Monte dei Paschi. Così tutti aspettano lei, anche stavolta. C’è da dire che l’evento non solletica l’appetito nazionalpopolare, né si ammanta di palcoscenico come quello di un mese fa, quando era di scena Beppe Grillo il capocomico (e come andò lo potete leggere qui).

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In quel lago ci sono sono affogata anch’io

(avvertenza: post patetico e nostalgico. State alla larga se non siete nel mood).

Le Feriae Matricularum si amano o si odiano. Io le ho sempre amate. Sarà per i 33 giri con le canzoni delle vecchie operette che i miei hanno conservato come le cose sante e che io ascoltavo, da ragazzina, sul giradischi retrò. O per quei due goliardi gemelli – di babbo e mamma – che facevano bella mostra di sé su una mensola dello studio e che io andavo a sbirciare, invidiando quella possibilità che non mi era data. Due cose sole, d’altronde, invidio ai maschietti: poter entrare in Piazza monturati e poter fare le Feriae (per tutto il resto sono più che fiera di essere nata nell’altra metà del cielo!).
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