Adesso tifo per lui

Non sono stata una renziana della prima ora. Non mi ha convinto fino in fondo quel passato da boy-scout (oh, che volete, io sono scioccata dagli adulti che girano in calzoni corti, che ci posso fare?), quel timbro della Democrazia Cristiana poi divenuta Margherita, quel modo di essere lui, il primo, il premier anche quando non era premier, il leader indiscusso che mi ricordava tanto modelli a me culturalmente poco affini.
Non sono stata una renziana della prima ora anche se riconosco a Matteo Renzi una forza comunicativa, una capacità di attirare le persone, di risollevare la fiducia, l’entusiasmo, la voglia di partecipazione che la sinistra non aveva da tanto, troppo tempo. Gli riconosco il coraggio di essersi messo in gioco e di aver cancellato – con il lavoro e con il consenso dato, evidentemente, anche dai risultati – quel primo ‘peccato originale’, la nomina a presidente della provincia di Firenze, giovanissimo, precettato e incaricato più da equilibri di partiti e coalizioni che dalla sua effettiva capacità di allora.

Non sono stata una renziana della prima ora e neanche una di quelli che hanno tentato di salire sul carro del vincitore quando è stato il momento (ottima, anche in quel caso, l’uscita: “sul carro non si sale, si spinge” – sarà anche solo comunicazione, ma sa farla meglio di tutti!), ma riconosco a Matteo Renzi un carisma, un’energia, una credibilità – nel senso di rappresentare un modello in cui si può credere – che non hanno avuto in tanti altri prima di lui.

Non ho compreso né, devo dire, condiviso, la sua scelta di diventare premier senza passare dalle urne ma di tutto questo ho già scritto qui.
Non so giudicare ancora il governo che ha formato; non conosco molti dei neo ministri – aspetto necessario se si vuole ‘cambiare’ – e non ho avuto ancora il modo di studiarne i percorsi (al contrario di mezza Italia che, dopo mezz’ora, aveva già fatto le pulci a tutti quanti, ex fidanzati compresi). Darò loro il beneficio del dubbio, aspetterò per esprimere un’opinione dopo che avremo visto qualcosa di concreto.

Una cosa però la dico. Molte cose di questo governo non le condivido, ma non starò sull’argine del fiume ad aspettare (e sperare) di veder passare il cadavere di Matteo Renzi. Anzi io gli auguro, e mi auguro, con tutta l’onestà intellettuale cui posso attingere, di funzionare. Di riuscire a mettere in campo tutta l’energia e il coraggio, come li ha definiti lui stesso, che servono per cambiare il Paese. Gli auguro di poter e saper fare le riforme necessarie. Gli auguro di poter prendere a spallate tutto il vecchio che non ci piace per dare spazio al nuovo che sia preparato, competente, onesto e autonomo. Gli auguro di governare bene.

Perché se fallisce anche lui, se anche la ‘bolla’ targata Matteo Renzi si sgonfia nell’ennesima squallida, piccola delusione da ‘poltronaio’, allora davvero non c’è la luce in fondo al tunnel. Allora davvero, oggi, non c’è l’alternativa in cui riporre quella poca o tanta fiducia che abbiamo, non c’è un altro progetto, non c’è un’altra visione che possa farci dire, credendoci poco o molto, che un altro mondo è possibile. Che questa è #lavoltabuona.

E io sono troppo giovane per smettere di crederci.