1 maggio di speranza

Oggi è il 1 maggio e io, come molti e come poco mi si addice, sono andata al mare. Sì, è vero, il tempo era brutto e il cielo grigio, ma sulla spiaggia non c’era praticamente nessuno e me ne sono stata lì, ad ascoltare il rumore della risacca, a bagnarmi i piedi nella schiuma del bagnasciuga, a sentire il vento sul viso, reso appiccicoso dal salmastro.

Avevo bisogno – un bisogno irrefrenabile – di spegnere il cervello. Anche solo per qualche ora, senza computer, senza telefono, senza appunti da studiare. Senza pensare ai miei due lavori che si accavallano e alla miriade di altri progetti (spesso e volentieri non retribuiti) che ogni giorno tento faticosamente di gestire in contemporanea.

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