Buoni segni

E’ stata dura, ma ce l’abbiamo (quasi) fatta.
Dopo qualche ora di duro lavoro da pseudo-grafico-programmatore, piano piano il blog prende forma. A notte fonda, come spesso accade alle idee migliori. O anche sono alle idee.

Guardo l’orologio del computer, prima che la batteria si suicidi definitivamente. Le 2.30.

Quindi, ufficialmente, il 21 di marzo. E’ primavera, dunque.
Bene, ce ne è davvero bisogno. Anche questo lo prendo come un segno.

Quella che guarda

Io sono quella che guarda.
O almeno, lo sono stata per lungo tempo. Quella a cui vengono buone idee, che vengono velocemente accantonate. Quella che vorrebbe fare, ma poi resta ferma a guardare gli altri. E’ andata spesso così, negli anni. Perché ero troppo stanca o troppo pessimista o troppo inquieta o troppo vulnerabile per provare davvero a mettermi in gioco.

Così, tante buone idee se ne sono andate, sono state messe in pratica da qualcun’altro più coraggioso di me o, semplicemente, sono state abbandonate per sempre. Mentre il tempo è passato, quello sì, per davvero.

Oggi ho 32 anni suonati e per fortuna – o per la vita, chissà – tante paure me le sono scrollate di dosso. Ho iniziato a fare, a provarci, a rischiare. E’ il momento di giocare anche questa carta, quella del blog rimasto nascosto nella mia mente. Di liberarlo. Di dargli forma e vita e avere finalmente uno spazio solo mio dove scrivere ciò che voglio.

Negli ultimi tempi, parecchie situazioni mi hanno spinto a credere che fosse arrivato il momento di muovermi. Poi, in tv ho sentito una citazione.

Una grande quantità di talento è persa per il mondo per la mancanza di un po’ di coraggio. (Sydney Smith)

Ecco, forse la mia non sarà una grande quantità di talento, ma in ogni caso è il momento di farla andare nel mondo. Camminando verso il mio studio rimuginavo su questo, sul fatto che fosse il momento di muovermi; di fare, di scrivere. Ho deciso di comprare questo dominio, il titolo l’avevo deciso tanto tempo fa. E proprio in quel momento ha iniziato a grandinare. Grandinare a disgrazia. Venivano giù chicchi grossi come palline di carbolina.

L’ho preso come un segno.

 (…) non c’è spirito di avventura, in te. Lo sai cosa sei, Paul? Sei uno che guarda… Si, a questo mondo, ci sono due tipi di persone, chi guarda e chi fa. E chi guarda, sta seduto a guardare gli altri che fanno. Bene, stasera tu hai guardato, io ho fatto. (Corie, “A piedi nudi nel parco”)