L’attesa mi mangia

…perché poi, alla fine della fiera, Siena c’è. C’è sempre. Perché il senso di appartenenza è una cosa che qui esiste davvero e non una strategia di team building in salsa americana. Lo sanno quelli che ci nascono e ci crescono, ma lo imparano subito anche quelli che ci si trovano catapultati e che si innamorano, al primo istante. Vi garantisco che ho visto amore e lotta negli occhi dei ragazzi dell’unità operativa che non sono “nati sulle lastre” al pari di quelli che ho visto negli occhi di tanti altri. Siena c’è. C’è sempre. E non accetta mai di fare la comprimaria.

Mi diceva ieri un amico, “è come il Palio, più ci si avvicina e più lo vuoi vincere“. E in un certo senso è vero. È questo – questa capacità di attendere, di fibrillare insieme, di montare come una tempesta che deve scatenarsi, attimo dopo attimo – che ci contraddistingue. È quello che ha spinto il Comune e lo staff di Siena 2019 a organizzare un momento collettivo per attendere, domani, il verdetto della giuria internazionale. Piazza del Mercato, dalle 15, ma il responso è atteso verso le 17,30.
All’inizio pareva che non si organizzasse niente, ognuno a casa propria, come se nulla fosse. Ma la gente non ci è stata. Nei giorni scorsi è stato, per me, un continuo ascoltare domande che suonavano come richieste: ma dove lo guardiamo, ma come lo sappiamo, ma dove lo aspettiamo, ma non possiamo stare insieme?

Sì, possiamo stare insieme. Perché comunque vada, domani sarà uno spartiacque per la città. Come la penso l’ho raccontato in mille salse (l’ultima volta anche qui) e domani sarò felice di essere a Roma, per tentare di raccontare ancora una volta quello che accade. E so che non riuscirò probabilmente ad essere lucida è distaccata perché no, non sono distaccata come non lo sono mai in tutto quello che faccio. Spero, quello sì con tutto il cuore, di raccontare un successo strabiliante e inaspettato perché se non è vero che ha già vinto Matera, è certo vero che una vittoria di Siena sarebbe quanto meno sorprendente. Mi auguro che la città ferita e delusa domani possa vivere una gioia grande. E mi auguro che questa nostra appartenenza unica e genuina ci ricordi quanta bellezza sappiamo creare quando decidiamo di farlo.

ps – in questo momento vorrei essere una mosca, per vedere da dentro la squadra che domani dovrà sostenere l’ultima presentazione e che, a Roma, sta mettendo a posto gli ultimi dettagli. A loro, a tutti loro e a tutti quelli che hanno dato anche solo un minuto della loro energia a questo progetto, io faccio il mio più vero e sincero in bocca al lupo. E sarà bello, comunque vada, sapere di aver fatto tutto il possibile per vincere una sfida enorme.

2 pensieri su “L’attesa mi mangia

  1. Mi fa piacere vedere l’abbraccio tra i senesi e non, spero che comunque questa preparazione sia servita a mettere in moto qualcosa. Spero che non succeda più di annullare un concerto in piazza del Mercato ad un gruppo di ragazzi locali che stanno avendo
    Un discreto successo sll’estero. Un concerto confermato da tempo e annullato per paura del rumore, nella fascia oraria 21, 00- 23, 00.
    Capisco che è una faccenda privata senza valore, ma è un segno, l’ago della bilancia che indica molte cose. Questa città ha bisogno di mostre, concerti, teatri funzionanti e funzionali, arte contemporanea, istallazioni, e di fare tutto con i soldi trovati dove li trovano città come Pietrasanta o Venezia. Qual’è la loro ricetta?

  2. Grazie cara,
    sarà che forse sentiamo le mosche girarci intorno… sappiamo che molta gente qui c’è. Qui, nel silenzio delle camere d’albergo, in quello della mente che cerca le domande per trovare le risposte più esatte, nel silenzio di chi ripete i passaggi perché tutto scorra, in quello del cuore di ognuno che aspetta il momento… Tanta gente che non avremmo mai immaginato, che non avremmo mai conosciuto, che non avremmo mai incontrato, insieme a quelli che ti guardano negli occhi prima della partenza e ti dicono: “Noi ci siamo, per davvero”.
    Ecco: NOI ci siamo per davvero. Finalmente NOI. Per una città.
    Grazie Matta

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