Io vorrei, non vorrei

I bilanci non mi riescono. Io sono una che, per carattere, vede sempre il bicchiere mezzo vuoto. E che quando fa qualcosa di buono o vive un momento felice, sta sempre con la testa incassata nelle spalle e le orecchie basse come i gatti, pronta a prendere una randellata senza sapere ancora da dove arriverà. Ecco perché i bilanci non mi riescono. Perché se guardo indietro vedo solo quello che non sono riuscita a fare, le occasioni che ho perso, i sorrisi che non ho vissuto, le volte in cui ho fallito. Meglio lasciare perdere, allora.

D’altronde i miei buoni propositi svaniscono all’alba. Lo sanno bene le diete, gli abbonamenti in palestra, i piani di allenamento per la corsa e tante altre belle idee, durate il tempo di un amen.

Questo mi taglia inesorabilmente fuori dalla baraonda diffusa e socializzata della fine dell’anno. L’unica cosa che posso fare è farmi gli auguri. Mettendo nero su bianco tutto quello che vorrei dal futuro. Tutto quello che vorrei, soprattutto, da me stessa. Sperando che non diventi un “vorrei ma non posso“.

Dunque, per il nuovo anno vorrei imparare ad ascoltare di più e a tenere chiusa la mia boccaccia: ho perso troppe occasioni di tacere, in passato. Dare più peso ai gesti e meno alle parole, nel bene e nel male: le parole sono importanti – e chi le usa per lavorare dovrebbe saperlo più di altri – ma non costano niente. E, soprattutto, non cambiano le cose.
Credere di più: in me stessa, in quello che faccio, nelle mie capacità, nei consigli disinteressati e dati con amore, nell’importanza di rischiare e mettersi in gioco. Credere di meno: nelle persone che parlano ma che dicono parole vuote, nell’adulazione e nei falsi complimenti, nelle pacche sulle spalle che non servono a nulla, nelle promesse di chi non sa mantenere le promesse.

Vorrei sorridere più spesso e ridere di cuore, risparmiare le lacrime per i momenti seri e il fegato per chi se lo merita davvero. Vorrei essere più leggera, che non significa frivola, né superficiale. Godermi i momenti senza chiedere cosa accadrà dopo?  Rischiare di più, scommettere su ciò che amo e in cui credo, imparare ancora, crescere, migliorare, scoprire, stupirmi nel bene. Imparare a non avere aspettative perché solo così non potranno essere deluse.

Vorrei viaggiare di più e dormire meno. Mangiare meglio e correre più a lungo per prendermi cura del mio corpo, perché è da lui, dal corpo, che arrivano sempre i tradimenti più dolorosi. Vorrei vedere, scoprire, annusare, assaporare e ascoltare cose belle, ché di cose belle è pieno il mondo e sono le uniche esperienze davvero importanti.

Vorrei smettere di vergognarmi nel chiedere i soldi che mi spettano per il mio lavoro. Vorrei pretenderli, i soldi e il rispetto dovuti al mio lavoro, senza sentirmi in colpa, senza sentirmi presuntuosa, senza dover contrattare ogni volta ogni singolo centimetro di fatica.

E poi vorrei un paese più civile, più educato, più accogliente, più attento verso il bello. Vorrei meno voci sguaiate, meno commenti beceri e villani, meno demagogia, meno squallore, meno arrivismo perché alla fine, la fine, tutto quello che avrete conquistato sulla pelle degli altri – quindi anche sulla mia – non vi salverà comunque dal diventare anche voi terra per vermi. Pensateci, ogni tanto. E auguri.

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