Primo maggio freelance 

Il giornalista freelance è il mestiere più bello del mondo. Quando te ne accorgi, quando passi il limite segnato dal sentirti uno sfigato precario senza prospettive e decidi invece di autoproclamarti un freelance, ti sembra di essere dio. Perché sai di poter scrivere, innanzitutto. Di quello che ti chiedono ma anche di quello che ti va. Senza imposizioni né limiti, solo vedere il mondo, ascoltare le persone e poi scrivere. Poi perché ti sei liberato del desk. Significa non avere orari, non avere turnazioni antipatiche né piani ferie da concordare, significa non dover segnare le notti o ipotecare le domeniche e, più di ogni altra cosa, significa non restare inchiodato ad aspettare pezzi di altri cui devi dare solo una forma e un titolo. Per chi ama scrivere e ha la pretesa di raccontare il mondo, il desk è una tomba di legno e computer in cui finire seppelliti come le mummie dentro i sarcofagi, con la sola speranza che prima o poi, un giorno, un archeologo esploratore arrivi ad aprirti il coperchio prima che sia troppo tardi.

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Vita e paura nei chiaroscuri di Brussels

La luce di Brussels è rapida e mutevole. Può cambiare in un attimo e senza preavviso, la grandine arriva violenta a tagliarti il viso laddove un attimo prima c’era il sole, senza lasciarti il tempo di cercare riparo. In questo fine aprile che ha il sapore freddo dell’inverno, il vento del nord spazza il cielo all’improvviso, alternandone i colori e accentuando i contorni della città. La luce di Brussels abbaglia e, insieme, ferisce; disegna una capitale in cui i contrasti convivono, la storia e il contemporaneo, l’arte e la politica e, oggi, la vita e la paura. Convivono e si alternano.

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È sempre estate

Non avevamo i cellulari. Forse ‘solo’ questo ci distingueva dagli adolescenti di oggi. Erano gli anni Novanta e noi eravamo un piccolo clan, ragazzini che arrivavano ogni anno, sempre nello stesso modo, puntuali da diversi angoli dell’Italia fino a qui, al nostro mare. Principina è un grappolo di case proprio nel cuore della Maremma, già immerso nella pineta al confine con il parco dell’Uccellina. È stato il parco, con le sue regole rigide, a salvarla dallo sviluppo turistico, a bloccare l’edilizia, poche case, tutte basse affinché i tetti restassero sotto le chiome dei pini, un solo viale che la taglia al centro su cui si affaccia qualche sparuta bottega, rimasta ferma a una cartolina degli anni Sessanta.
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La mia dignità per un gatto

(no, non è un post sui gatti. o meglio, non è solo un post sui gatti. il gatto mi serve solo per guadagnare traffico e like: lo sanno tutti che i gatti sono il miglior amico dei social network).

il vero titolo doveva essere: Voglio soffocare il Salvini che è in me

C’è una pasticceria, sulla strada che faccio in bici per andare da casa in redazione. Me l’hanno fatta scoprire i colleghi pochi giorni dopo il mio arrivo e, incidentalmente, è una delle migliori della città. E io devo passarci davanti. Così, quasi ogni mattina, parcheggio lì la mia potente bicicletta retrò ed entro per iniziare la giornata con pasta e caffè.  

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