It’s oh so quiet…

Sabato scorso passeggiavo in Piazza del Campo quando ho incontrato un collega e mi sono fermata a scambiare due parole. Non lo vedevo da un po’ di tempo, dai lunghi giorni passati “a fare la guardia al bandone” – come dicevamo all’epoca – o a scaldare le sedie scomode al terzo piano del palazzo di Giustizia; così, in un pomeriggio pre-referendum e con il Monte dei Paschi ancora in piena tempesta, è venuto naturale mettersi a parlare del presente. Di cosa sarebbe potuto accadere nelle ore subito successive, come avrebbe influito il voto sulla stabilità dei mercati o sulla volontà d’investimento dei fondi stranieri, come sarebbe finita la banca che gli analisti continuano a definire come “già tecnicamente fallita” ma a cui si deve trovare una soluzione, riponendo fiducia in quel vecchio assunto del “too big to fail“.

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La giornata storica che non abbiamo capito

ovvero, considerazioni a margine dell’assemblea del Monte dei Paschi.

Lontani i tempi della difesa strenua del tetto del 4% o della battaglia tra Antonella Mansi e Alessandro Profumo sulla calendarizzazione dell’aumento di capitale (dimostratosi poi insufficiente), l’auditorium della banca Monte dei Paschi in Viale Mazzini ha tanti posti vuoti. Non è una di quelle occasioni da tutto esaurito, anche se muove il solito giro – tutta la stampa economica nazionale in primis e qualche politico che cala su Siena, per prendere un po’ di luce da riversare sulla propria campagna elettorale.

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Un'(altra) occasione persa

Peccato. Non c’è molto altro da dire, anche se i commentatori più o meno autorevoli si lanceranno in dettagliate analisi. A me viene solo da dire, peccato. Peccato per un’altra occasione persa. Peccato per un’altra dimostrazione del peggio che questa città può dare di se stessa. Anche oggi abdica al proprio obiettivo di cambiamento e di rinascita e ripiomba, con ostinata rassegnazione, nel fango appiccicoso che la ha stritolata.

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Mansi Uber Alles

Tutti aspettano lei, anche stavolta. Dopo essere stata la protagonista indiscussa dell’assemblea di fine dicembre – quella in cui si mise ‘di traverso’ ai progetti di Alessandro Profumo e strappò il rinvio dell’aumento di capitale – e dopo esser stata altrettanto ‘protagonista’, con la sua assenza, all’assemblea ordinaria di un mese fa (la notizia era che non fosse venuta), anche oggi Antonella Mansi ha tutti gli occhi puntati addosso.

Perché dopo quello che è stato definito ‘un passo indietro‘ – ovvero la sua indisponibilità ad accettare un altro mandato – quella odierna è l’ultima assemblea che la vede in viale Mazzini come presidente della Fondazione Monte dei Paschi. Così tutti aspettano lei, anche stavolta. C’è da dire che l’evento non solletica l’appetito nazionalpopolare, né si ammanta di palcoscenico come quello di un mese fa, quando era di scena Beppe Grillo il capocomico (e come andò lo potete leggere qui).

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Animali da circo

Mattinata amara, lo confesso. Sarà che da qualche giorno sono stanca e disarmata e disillusa. Anzi, apro con questo, citazione coltissima (fonte autorevole, l’oroscopo di Internazionale):

Nel suo libro The dictionary of obscure sorrows, John Koe­nig conia nuove parole per descrivere esperienze a cui la nostra lingua non ha ancora dato un nome. Una di queste parole che presto potrebbe applicarsi a te è trumspringa, definita come “la tentazione di rinunciare alla propria carriera e andare a fare il pastore tra le montagne, seguire il gregge che si sposta da un pascolo all’altro con un cane da pastore e un fucile e guardare i temporali al crepuscolo dalla porta di una capanna”. Se sarai sopraffatto da questa sensazione, non significa che fuggirai da tutto per fare il pastore. Ma concederti il lusso di abbandonarti a queste ipotesi strampalate potrebbe darti sollievo e aiutarti ad accettare la tua vita.

Sarà quello. In ogni caso, stamani non sono andata a fare il pastore, ma all’assemblea degli azionisti di banca Mps.

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