Restiamo umani

Dal balcone della casa dove sono ospitata vedo il mare. È li, a pochi metri. Me ne sono rimasta un’oretta a osservarlo, stasera, smaltendo le scorie della giornata, riposando la testa dalle fatiche delle ultime ore. E anche adesso, dal letto, con la finestra aperta, sento il suo rumore. Sento il frangere delle onde, immagino la schiuma bianca che osservavo poco fa, ascolto quell’indistinto sordo e continuo che arriva ovattato, dal mare che non ferma mai le proprie correnti.

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Viva Princi 

È una strana sensazione, disfare i bagagli. Appendere i vestiti nell’armadio, sistemare le magliette e la biancheria nei cassetti, le scarpe in bagno, i libri, i gioielli di plastica, le borse nello scomparto del piccolo comodino. Anche la valigia ha un posto suo, non riuscivo a capire dove la avrei messa finché non l’ho visto lì, naturale. Ovvio.   È una strana sensazione. Di permanenza. La sensazione di chi arriva per restare. Poco o molto non ha davvero importanza. Non ci siamo più abituati. Io, almeno, non ci sono più abituata, sempre in giro per un tempo troppo breve, un cambio o due al massimo che restano piegati in valigia, spesso appoggiata sul pavimento, nell’angolo di una stanza.

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La donna che vorrei essere

Mia mamma la amava, Oriana Fallaci. O meglio, l’ha amata prima dell’11 settembre, prima de “La rabbia e l’orgoglio” da cui, diceva, si sentiva tradita. Credo l’amasse come donna libera. Come donna che era andata nel mondo senza piegarsi ai compromessi e alle regole imposte, come donna forte in un mondo di uomini, come donna capace di passioni enormi su cui nemmeno lei aveva il controllo. Credo, non ne abbiamo mai parlato davvero. Prima ero troppo giovane, mi limitavo a vedere tutti quei libri su un’unica mensola dello studio. Poi, lei era troppo arrabbiata con Oriana e io forse ancora troppo giovane o troppo distratta.

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Io vorrei, non vorrei

I bilanci non mi riescono. Io sono una che, per carattere, vede sempre il bicchiere mezzo vuoto. E che quando fa qualcosa di buono o vive un momento felice, sta sempre con la testa incassata nelle spalle e le orecchie basse come i gatti, pronta a prendere una randellata senza sapere ancora da dove arriverà. Ecco perché i bilanci non mi riescono. Perché se guardo indietro vedo solo quello che non sono riuscita a fare, le occasioni che ho perso, i sorrisi che non ho vissuto, le volte in cui ho fallito. Meglio lasciare perdere, allora.
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Per chi l’ha visto e per chi non c’era

Serena e Francesco sono giovani, stanchi e pallidi, perché quest’estate il mare non lo hanno visto e perché nelle ultime settimane hanno lavorato a capo basso per ore e ore, molte più di quanto ripaghi il loro stipendio (non lo so per certo, ma lo immagino e sono abbastanza sicura di non sbagliare). Ma adesso sono anche emozionati e commossi. Lui fa trapelare un sorriso da quella bocca che fino a un attimo prima era una smorfia di tensione, lei pare asciugare una lacrima sotto gli occhialoni da sole. Si abbracciano. Poi abbracciano gli altri dell’unità operativa.
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