It’s oh so quiet…

Sabato scorso passeggiavo in Piazza del Campo quando ho incontrato un collega e mi sono fermata a scambiare due parole. Non lo vedevo da un po’ di tempo, dai lunghi giorni passati “a fare la guardia al bandone” – come dicevamo all’epoca – o a scaldare le sedie scomode al terzo piano del palazzo di Giustizia; così, in un pomeriggio pre-referendum e con il Monte dei Paschi ancora in piena tempesta, è venuto naturale mettersi a parlare del presente. Di cosa sarebbe potuto accadere nelle ore subito successive, come avrebbe influito il voto sulla stabilità dei mercati o sulla volontà d’investimento dei fondi stranieri, come sarebbe finita la banca che gli analisti continuano a definire come “già tecnicamente fallita” ma a cui si deve trovare una soluzione, riponendo fiducia in quel vecchio assunto del “too big to fail“.

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I confini della Festa

Dopo il primo giorno di vero caldo, i mattoni della città vecchia già ribollono nelle ore notturne. L’aria è pesante eppure già frizza, si sente che si avvicina il momento della Festa, che siamo pronti a mollare gli argini, a rinnovare il nostro rito, a ributtarci nella mischia abbandonando la ragione, anche solo per qualche giorno. È come il rumore della battaglia, lo senti arrivare da lontano, lo senti incedere passo dopo passo, avvicinarsi ora dopo ora, sai che è inevitabile, che il momento si avvicina, che non puoi fuggire. Che non vuoi fuggire.

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Sociologia del Capodanno (silenzioso)

Il 31 dicembre ho scelto una cena con amici, a casa mia. Abbiamo fatto un lungo aperitivo, mangiato con calma, pure troppa: quando è arrivato il momento del brindisi al nuovo anno, noi dovevamo ancora mettere in tavola il secondo; abbiamo bevuto buon vino e chiuso la nottata giocando a stupidi giochi anni Novanta, con regole modificate al momento per nostro uso e consumo. Ci siamo presi in giro, accapigliati in nome di un mal celato agonismo. Abbiamo fatto tardi, ascoltato musica, riso, bevuto, brindato, chiacchierato.

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Il Palio oltre la corsa e il peso delle parole

Lo so. Mi sto inerpicando su una parete scivolosissima ad alto rischio di sfracellarmi. Però, a mente fredda, vale la pena fare un paio di riflessioni. Che prescindono dalla vittoria strepitosa della Torre, dalla conferma di Andrea Mari come uomo e professionista maturo, dalla diatriba scatenata dell’affare Nicchio-Montone e anche, infine ma non meno importante, dall’assedio mediatico e pseudo animalista, partito con l’incidente a Periclea e sublimatosi con il delirio da social network che si sta consumando intorno alla presunta manifestazione in programma in Piazza del Campo il 16 agosto alle 4 del pomeriggio (sic!).

Chiariamoci. Non ci sarà alcuna manifestazione animalista. La questione è da annoverare nella semplice ricerca del quarto d’ora di celebrità di warholiana memoria, astutamente gestita da chi spera di farsi luce coi riflettori altrui. Non è mia intenzione dare altro risalto a chi ne ha, a mio modesto parere, fin troppo. Inoltre, banalmente, il questore e il prefetto non autorizzeranno questa né altre manifestazioni simili per un semplice motivo di ordine pubblico: gestire con serenità e con giudizio una manifestazione complessa e affollata come il Palio di Siena necessita, di per sé, di forze ed energie che non possono essere disperse in altri rivoli. Quindi, capitolo chiuso.

La cosa su cui riflettere è, a mio parere, un’altra. Ed è squisitamente mediatica. Il problema del Palio – se problema possiamo definirlo – è solo di comunicazione.

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La giornata storica che non abbiamo capito

ovvero, considerazioni a margine dell’assemblea del Monte dei Paschi.

Lontani i tempi della difesa strenua del tetto del 4% o della battaglia tra Antonella Mansi e Alessandro Profumo sulla calendarizzazione dell’aumento di capitale (dimostratosi poi insufficiente), l’auditorium della banca Monte dei Paschi in Viale Mazzini ha tanti posti vuoti. Non è una di quelle occasioni da tutto esaurito, anche se muove il solito giro – tutta la stampa economica nazionale in primis e qualche politico che cala su Siena, per prendere un po’ di luce da riversare sulla propria campagna elettorale.

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