Animali da circo

Mattinata amara, lo confesso. Sarà che da qualche giorno sono stanca e disarmata e disillusa. Anzi, apro con questo, citazione coltissima (fonte autorevole, l’oroscopo di Internazionale):

Nel suo libro The dictionary of obscure sorrows, John Koe­nig conia nuove parole per descrivere esperienze a cui la nostra lingua non ha ancora dato un nome. Una di queste parole che presto potrebbe applicarsi a te è trumspringa, definita come “la tentazione di rinunciare alla propria carriera e andare a fare il pastore tra le montagne, seguire il gregge che si sposta da un pascolo all’altro con un cane da pastore e un fucile e guardare i temporali al crepuscolo dalla porta di una capanna”. Se sarai sopraffatto da questa sensazione, non significa che fuggirai da tutto per fare il pastore. Ma concederti il lusso di abbandonarti a queste ipotesi strampalate potrebbe darti sollievo e aiutarti ad accettare la tua vita.

Sarà quello. In ogni caso, stamani non sono andata a fare il pastore, ma all’assemblea degli azionisti di banca Mps.

Approvazione del bilancio 2013 all’ordine del giorno, ma la vera notizia era tutt’altra: l’arrivo – annunciato urbi et orbi via Twitter – di nientepopodimenoché Beppe Grillo. Ah, però. Il ‘povero‘ Matteo Renzi non può giocare la partita del cuore perché siamo in par condicio da campagna elettorale e Beppe Grillo può usare come palcoscenico da comizio l’assemblea degli azionisti della terza banca d’Italia. Curiose, ‘ste regole (non è un’osservazione – solo – mia, trapelava tra parecchie bocche, stamani, davanti e dietro le quinte). Ma andiamo oltre.

Il punto è che abbiamo creato un mostro. E lo alimentiamo, ora dopo ora. Mica solo con Grillo eh, con un sacco di altra gente di minore o maggior rango, secondo la psicopatologia del momento. Abbiamo creato un mostro noi giornalisti (sì, ok, mi metto nella categoria anche se continuo a dubitare di farne parte davvero).
Stamani, mentre scendevo a piedi per viale Mazzini, ho visto da lontano la calca di telecamere (sì, ok, lo ammetto per un momento ho ‘sperato’ che mi avessero scambiato per Antonella Mansi – è una battuta!). Insomma. Oggi si è mosso, come lo chiamo io, lo ‘stato maggiore dell’esercito. Per Grillo, mica per il bilancio 2013.

Tutto quello che è successo non ve lo racconto, perché lo trovate su MILIONI di video e articoli e post e commenti all over the world. Cercateveli, avete solo l’imbarazzo della scelta. Quello che vi racconto è questo. Alessandro Profumo e Fabrizio Viola passano ed entrano in assemblea senza essere degnati di uno sguardo (e magari sono pure contenti, tanto dopo tocca la conferenza stampa). Grillo, appena visti i giornalisti da lontano, entra in un bar a ‘prendere un caffè’ – ovviamente a favore di telecamere – e a insultare la stampa. Poi va al desk di accoglienza, ma non ha il documento d’identità né la delega e gli addetti non possono lasciarlo passare (la notorietà servirà per farsi riconoscere per strada, ma non per accedere all’assemblea degli azionisti della terza banca d’Italia). Comparsi i documenti, risolta la questione, entra in una stanza a caso dove alcuni dipendenti stanno lavorando e fa uno show di dubbio gusto (che potete vedere, ad esempio, qui)

Intanto, dentro, si attende. Profumo prende tempo, non c’è ancora il numero legale, qualcuno inizia a spazientirsi. Alla fine, con un’ora di ritardo, si comincia. Dopo le letture di rito, la palla passa a Fabrizio Viola che – slide alla mano – illustra la relazione sul bilancio. Beppe Grillo non entra in auditorium. Resta nell’anticamera, si concede ai ‘fan’ e al coffe break, poi si siede a seguire l’intervento di Viola sul monitor. A un certo punto esce il presidente Profumo. Va verso di lui, gli stringe la mano, lui non si alza ma sorride: “Ha visto, mi sono messo anche la cravatta“. E Profumo di rimando: “Eh, in banca ci vuole“. Tutto qui. Il presidente rientra, il comico resta fuori ad attendere il proprio turno per parlare.

Anche l’intervento ve lo risparmio, comunque pochi minuti dopo la fine la versione integrale è (ovviamente) già on line. Dieci minuti nel Grillo Style poi prende e se ne va, ché tanto votare il bilancio non è certo affar suo. Vi risparmio anche gli altri, di interventi, quelli dei tanti azionisti piccoli e piccolissimi – perché i ‘grandi’ se ne stanno zitti e attendono. La sensazione è che chiunque abbia qualcosa da dire su più o meno qualunque tema a piacere possa andare a dirlo da quel pulpito, ché dieci minuti – ahimè – non si negano a nessuno. A prescindere dai risultati del bilancio 2013, racchiuso in un librone da appena 856 pagine.

Alla fine, per l’appunto, il bilancio è approvato quasi (99,17%) all’unanimità (relativa, se si considera che era presente poco più del 34% del capitale sociale, il minimo indispensabile per il numero legale). Ma lo show è finito molto prima. Si è consumato rincorrendo Beppe Grillo al bar, poi nei corridoi del Monte dei Paschi, poi nelle stanze dove non sarebbe dovuto entrare, poi di nuovo fuori. E non perché i giornalisti sono pazzi – non tutti almeno – ma perché questo è quello che chiedono gli editori e perché questo è quello che chiede il pubblico agli editori. Questo è ciò di cui ci sfamiamo. La caciara, non la notizia, ché vi garantisco nell’intervento di Grillo – che ha raccontato agli azionisti di Mps la storia recente di Mps (quella che è già uscita su tutti i giornali) – di notizia non ce ne era neanche mezza.

“Triste, solitaria y final”: con queste parole, prese in prestito dallo scrittore Osvaldo Soriano, un piccolo azionista ha commentato l’assemblea, prendendo la parola dopo che il culmine era già lontano dall’orizzonte. Ha ragione. Di citazione in citazione verrebbe da rispondere: “E’ la stampa, bellezza“. O a volte è solo il circo?

 

Un pensiero su “Animali da circo

  1. Bravissima oltre che bella; doti non viste nella giornata di ieri, assolutamente permeabile al talento. Sì, alla fine un pò sconfortante.
    Spiragli di verità forse per le responsabilità giuridiche, ma il nulla nei numeri presentati e negli interventi, fatti salvi quelli di Sestigiani (Buongoverno) e Falaschi, la prossima volta risparmiatemi il #socioBarni!

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