Primo maggio freelance 

Il giornalista freelance è il mestiere più bello del mondo. Quando te ne accorgi, quando passi il limite segnato dal sentirti uno sfigato precario senza prospettive e decidi invece di autoproclamarti un freelance, ti sembra di essere dio. Perché sai di poter scrivere, innanzitutto. Di quello che ti chiedono ma anche di quello che ti va. Senza imposizioni né limiti, solo vedere il mondo, ascoltare le persone e poi scrivere. Poi perché ti sei liberato del desk. Significa non avere orari, non avere turnazioni antipatiche né piani ferie da concordare, significa non dover segnare le notti o ipotecare le domeniche e, più di ogni altra cosa, significa non restare inchiodato ad aspettare pezzi di altri cui devi dare solo una forma e un titolo. Per chi ama scrivere e ha la pretesa di raccontare il mondo, il desk è una tomba di legno e computer in cui finire seppelliti come le mummie dentro i sarcofagi, con la sola speranza che prima o poi, un giorno, un archeologo esploratore arrivi ad aprirti il coperchio prima che sia troppo tardi.

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