La mia scollatura non è una scusa

Giuro, non credevo che ce ne fosse bisogno. Non credevo dovessimo stare ancora qui a parlare di questa roba, nel terzo millennio, in un paese occidentale, laico (?), civile (?) che dovrebbe aver scolpito il diritto alle libertà personali sulla pietra della propria stessa fondazione. Non avrei voluto che ce ne fosse bisogno. E probabilmente bisogno non c’è. Non c’è bisogno di aggiungere altro a quanto hanno già scritto i blog, i giornali, a quanto i soliti noti censori o commentatori da social network abbiano già sproloquiato, dividendosi – come è sport nazionale – tra innocentisti e colpevolisti, ché qui l’unica cosa che ci interessa pare essere una maglietta da indossare, una barricata da difendere, un nemico da accusare.

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Il Palio oltre la corsa e il peso delle parole

Lo so. Mi sto inerpicando su una parete scivolosissima ad alto rischio di sfracellarmi. Però, a mente fredda, vale la pena fare un paio di riflessioni. Che prescindono dalla vittoria strepitosa della Torre, dalla conferma di Andrea Mari come uomo e professionista maturo, dalla diatriba scatenata dell’affare Nicchio-Montone e anche, infine ma non meno importante, dall’assedio mediatico e pseudo animalista, partito con l’incidente a Periclea e sublimatosi con il delirio da social network che si sta consumando intorno alla presunta manifestazione in programma in Piazza del Campo il 16 agosto alle 4 del pomeriggio (sic!).

Chiariamoci. Non ci sarà alcuna manifestazione animalista. La questione è da annoverare nella semplice ricerca del quarto d’ora di celebrità di warholiana memoria, astutamente gestita da chi spera di farsi luce coi riflettori altrui. Non è mia intenzione dare altro risalto a chi ne ha, a mio modesto parere, fin troppo. Inoltre, banalmente, il questore e il prefetto non autorizzeranno questa né altre manifestazioni simili per un semplice motivo di ordine pubblico: gestire con serenità e con giudizio una manifestazione complessa e affollata come il Palio di Siena necessita, di per sé, di forze ed energie che non possono essere disperse in altri rivoli. Quindi, capitolo chiuso.

La cosa su cui riflettere è, a mio parere, un’altra. Ed è squisitamente mediatica. Il problema del Palio – se problema possiamo definirlo – è solo di comunicazione.

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