Io vorrei, non vorrei

I bilanci non mi riescono. Io sono una che, per carattere, vede sempre il bicchiere mezzo vuoto. E che quando fa qualcosa di buono o vive un momento felice, sta sempre con la testa incassata nelle spalle e le orecchie basse come i gatti, pronta a prendere una randellata senza sapere ancora da dove arriverà. Ecco perché i bilanci non mi riescono. Perché se guardo indietro vedo solo quello che non sono riuscita a fare, le occasioni che ho perso, i sorrisi che non ho vissuto, le volte in cui ho fallito. Meglio lasciare perdere, allora.
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Il mio regalo di Natale (e la vostra buona azione a spese mie)

Il Natale, oh mio dio. Luci colorate, musichette che ti invadono da dentro le vetrine, folla scomposta e agitata che formicola nelle strade, dentro e fuori dai negozi, con pacchi e pacchetti, sgomita, scalpita, affannata alla ricerca del regalo giusto. O di una boiata qualsiasi di cui non frega niente né a chi la compra né a chi la riceve ma, tant’è, così funziona, bisogna farsi i regali e gli auguri e i “se non ci rivediamo tanti auguri a tutti“. Ma a tutti chi?

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Treni digitali

Ho preso un treno, stamani e sono partita. Il cielo azzurro, l’aria fresca, la voglia di cambiare vista anche solo per un po’. Di respirare altro ossigeno, diverso da quello in cui rischio di restare invischiata, a forza di stare qui, di mettere le mani e la testa e gli occhi nei meccanismi spesso distorto di questa città. “Ferma in tutte le stazioni” stavolta ha un suono meno lugubre. Perché non ho impegni, non ho orari, non ho tabelle da rispettare. Devo solo andare. Ho una borsa leggera e semivuota eppure mi balena nel cervello l’idea che potrei anche non tornare, stasera. Potrei restare fuori. Trovare un posto qualunque in cui dormire, allungare il numero di ore che mi prendo per me.
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