Casalinga disperata

La mia lavatrice si sta ribellando. Ho sempre pensato di essere in grado di gestire una lavatrice. Gestire una lavatrice è semplice. Basta leggere nello specchietto stampato sopra e fare quello che ti dice. Cotone: programma B. Cotone, ciclo breve: programma C. Sintetici e misti: H. E così via. Poi c’è la temperatura, ma su quello si casca in piedi: basta mettere sempre 30 gradi. Magari non laverà proprio a fondo, non sterminerà tutti i germi dell’universo, ma grossi danni a 30 gradi non si possono fare. Raramente mi arrischio sopra i 30 gradi. 40, a volte, ma solo coi bianchi di cui mi importa il giusto, tipo le lenzuola.
Insomma, gestire una lavatrice è una cosa che a trent’anni suonati si deve saper fare.
Io so fare la lavatrice. Il problema è che ultimamente la mia lavatrice si sta ammutinando.
In tre giorni ho devastato una sciarpa di cachemire, un golf, una giacca di lino e (per fortuna non irrimediabilmente) una tuta intera di cotone. Non una tuta da ginnastica, una tuta da sera, un vestito che adoro.
Qual è il problema?
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La sassata

La delusione è tanta. Non facciamo finta di niente. Perché quando arrivi a un soffio da un traguardo, vuoi vincere, punto e basta. Quindi, quando il ministro Franceschini ha detto semplicemente, dopo le chiacchiere di rito, “la capitale europea della cultura 2019 sarà la città di Matera” e la truppa lucana è esplosa in un boato (oh, erano un monte a Roma, la delegazione indubbiamente più numerosa…), ho avuto poco professionalmente la voglia istantanea di lasciare la sala. Le telecamere nazionali si sono buttate sul prolisso sindaco materano, io ho raccattato la mia roba e sono andata fuori, nel chiostro, perché avevo bisogno di incrociare uno sguardo amico, specchiarmi in occhi in cui riconoscere la mia stessa delusione.

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L’attesa mi mangia

…perché poi, alla fine della fiera, Siena c’è. C’è sempre. Perché il senso di appartenenza è una cosa che qui esiste davvero e non una strategia di team building in salsa americana. Lo sanno quelli che ci nascono e ci crescono, ma lo imparano subito anche quelli che ci si trovano catapultati e che si innamorano, al primo istante. Vi garantisco che ho visto amore e lotta negli occhi dei ragazzi dell’unità operativa che non sono “nati sulle lastre” al pari di quelli che ho visto negli occhi di tanti altri. Siena c’è. C’è sempre. E non accetta mai di fare la comprimaria.
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Spero di incontrare un giurato internazionale

(ovvero, ecco perché sostengo davvero Siena2019)

Partiamo da un presupposto dato: io da Siena 2019 non prendo e non ho preso un euro. Non ho avuto alcun favore, alcun incarico, non mi è stato regalato/offerto/elargito nulla (esclusi i due viaggi a Roma con pranzo annesso, uno per la consegna del bid book ma, come a me, ad altri 500 senesi, e uno per il convegno al Museo MAXXI). Anzi, a dirla tutta ho pure fatto con loro due colloqui e non mi hanno mai preso, per cui in pieno stile senese, dovrei sparare a zero e sputare fango sulla candidatura, come fanno da noi di solito tutti i ‘trombati’. Quindi mettiamo subito da parte il ritornello del “chissà lei cosa ci guadagna” perché questa volta non attacca e la risposta è: niente.

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