Animali da circo

Mattinata amara, lo confesso. Sarà che da qualche giorno sono stanca e disarmata e disillusa. Anzi, apro con questo, citazione coltissima (fonte autorevole, l’oroscopo di Internazionale):

Nel suo libro The dictionary of obscure sorrows, John Koe­nig conia nuove parole per descrivere esperienze a cui la nostra lingua non ha ancora dato un nome. Una di queste parole che presto potrebbe applicarsi a te è trumspringa, definita come “la tentazione di rinunciare alla propria carriera e andare a fare il pastore tra le montagne, seguire il gregge che si sposta da un pascolo all’altro con un cane da pastore e un fucile e guardare i temporali al crepuscolo dalla porta di una capanna”. Se sarai sopraffatto da questa sensazione, non significa che fuggirai da tutto per fare il pastore. Ma concederti il lusso di abbandonarti a queste ipotesi strampalate potrebbe darti sollievo e aiutarti ad accettare la tua vita.

Sarà quello. In ogni caso, stamani non sono andata a fare il pastore, ma all’assemblea degli azionisti di banca Mps.

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La nonna e la Liberazione

Il 25 aprile era il compleanno di mia nonna. Mese intenso, aprile. Il compleanno di babbo, poi l’anniversario di matrimonio dei miei, nel mezzo spesso la pasqua, l’onomastico di mio fratello – che a dire il vero nessuno ha mai considerato troppo (l’onomastico, non mio fratello!) – poi, appunto, il compleanno della nonna. 25 aprile, festa della Liberazione.
Mia nonna era alta e magra e con la pelle chiarissima e sottile tanto che le si vedevano benissimo le vene. Era alta soprattutto, considerata la sua generazione. La Liberazione l’aveva vista da vicino. E anche la guerra, veramente.

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Amiche sconosciute

Giovedì sera, tarda sera. Non sono passate neanche dodici ore da quando ho accompagnato Violetta Bellocchio alla stazione dei treni e praticamente poco più di dodici da quando non sapevo nemmeno che voce avesse.
È piuttosto tardi. O meglio, è tardi per una città come Siena, dove dopo le dieci a fatica trovi un caffè perché – sai – loro hanno “già lavato la macchina” (mi sono sempre chiesta quanto cazzo deve essere complicato lavare una macchina del caffè, ma non è questo il punto). Insomma, è piuttosto tardi, io sono arrivata a casa a un orario improbabile senza aver fatto la spesa; non oggi, non ho fatto la spesa da giorni. In questi casi c’è solo una cosa davvero importante: avere degli amici che gestiscono un sushibar e sapere, quindi, che a qualsiasi ora tu arrivi, un posto al bancone bene o male te lo rimediano. Così adesso sono qui, al bancone del sushibar, a mangiare sushi e a trafficare con l’ipad.

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Testimone (non) oculare

Ieri sera mi hanno spedito a seguire l’evento organizzato dall’Università di Siena con Pif, il ‘testimone’ divenuto regista e arrivato in città per parlare della sua opera prima – “La mafia uccide solo d’estate” – oltre che di legalità in senso più allargato. Conferenza in aula magna a Giurisprudenza/Scienze Politiche, poi tre proiezioni al cinema Nuova Pendola che d’altronde è praticamente l’ultimo cinema rimasto a Siena e forse ‘degno’ di questo nome (forse).

Deve essere stata una grande serata, ma non saprei dirvi. Perché purtroppo non ho visto un tubo. Prima ho aspettato – insieme ad altri colleghi – il protagonista che avrebbe dovuto “incontrare la stampa” come si dice in gergo. Ha tardato, è stato trattenuto lungo il percorso da foto e strette di mano che manco Obama, poi si è infilato nella stanzetta con noi. Una domanda a testa, ma non è toccata a tutti, forse in tutto quindici minuti e poi “scusate, dobbiamo andare, là fuori ci sono 400 ragazzi che stanno lessando” (il preside dixit).

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