Viva Princi

Il primo giorno di mare è come una rinascita. Va assaporato, possibilmente in solitudine. Ho bisogno di stare qui al sole, aspettando che mi scaldi le ossa come a sciogliere il gelo dell’inverno. A riportare energia.
La Maremma mi somiglia. È apparentemente rude e anaccogliente. Sta sulle sue, è aspra. Non ti avvolge con la bellezza classica delle isole, è lontana dalla movida chiassosa e un po’ retrò della Versilia, quanto dai kaftani chic delle Cinque Terre.

Qui vengo a ricercare la mia pace, non solo nel primo giorno di sole. La Maremma il 30 di marzo è per chi vuole il silenzio. A parte qualche gruppo in gita fuori porta da scansare come la peste, per il resto sono pescatori che si dedicano all’attesa, coppiette ai primi amori, camminatori solitari con cani che sguazzano. Qui si viene per il silenzio. Interrotto solo dal risciacquare lento della risacca, avanti e indietro senza sosta.

Continua a leggere

Ricordare chi sono

Sabato pomeriggio primaverile e invece di essere al mare o a scampagnare fuori porta sono a studio, a finire alcuni lavori che mi sono rimasti indietro. Niente di strano, dico. Capita spesso di lavorare il sabato, anche la domenica, la notte quando sei sotto consegna. Non mi fa paura. Mi guardo intorno, ammiro questo posto, nel suo chiaroscuro, nella sua atmosfera che fa tanto New York. Ne sono fiera. Forse è per questo, in realtà, che sono venuta qui. Forse è questo che sono venuta a cercare.

Oggi mi lamentavo, a pranzo, crogiolandomi nel sole primaverile. Mi lamentavo perché dei miei due lavori, nessuno è stabile. Perché nessuno è garantito, perché in nessuno dei due la mia professionalità viene riconosciuta, apprezzata. Perché mai niente è acquisito e perché ogni giorno, ogni santo giorno, devo ricominciare da capo, per conquistare con il coltello fra i denti ogni singolo centimetro pur sapendo che il giorno dopo tutto quel lavoro sarà spazzato via e io dovrò ricominciare ancora. Mi lamentavo perché sono stanca. Perché tutti gli investimenti che ho fatto – in tempo, energia, passione, stanchezza, vita sociale annientata e anche soldi, sì, che diamine – tutti quegli investimenti sembrano non germogliare mai. ‘Noi moriremo tutti seminatori’ mi sono ritrovata a dire qualche giorno fa a chi mi ripeteva la storia del seminare oggi per raccogliere domani.

Continua a leggere

Oh Happy days…

Lo ammetto. Quando l’ho visto la prima volta, ieri notte, non ho potuto fare a meno di sorridere. Perché è questo il suo scopo, farti sorridere. E per un giorno siamo stati un po’ tutti ‘Happy in Siena‘. Perché il video realizzato da Siena 2019 per la giornata internazionale della felicità è bello. Semplicemente. E coglie nel segno, in tutto.

È allegro, divertente, gioioso. Ti fa venire voglia di ballare, sfrutta quel tormentone – Happy, appunto – che ti si infila nel cervello e ti fa sorridere. E, soprattutto, ti fa sviluppare il senso di appartenenza. Non alla città che abbiamo oggi, ma a quella che vorremmo. Tra i tanti commenti che ho letto oggi su Facebook, qualcuno ha risposto alla domanda “ma cosa è che vi piace davvero di questo video?” con una parola semplice, eppure enorme: l’utopia.

Continua a leggere

Della provocazione

Non credevo di scatenare tutte queste reazioni (sui social, che ormai è lì che si sviluppa, con tutti i limiti dati dal mezzo, il dibattito). Ne sono felice, anche di quelle stizzite, arrabbiate, offese o critiche. Anche di chi dice ‘queste parole non significano niente‘, perché va bene. Vuol dire che si sono spesi cinque minuti del proprio tempo a leggerle ma, soprattutto, a parlare, riflettere, commentare lo stato della cultura a Siena. Questo era l’intento. Non di fare “di tutta l’erba un fascio“, non di dare lezioni al “popolo ignorante“, non di chiudersi nella torre d’avorio da dove guardare con compassione chi sta sotto e fuori.

Provocazione. Dal dizionario: “Atto, comportamento, parola o discorso offensivo o di sfida, che mira a irritare e a provocare una reazione violenta degli altri; con valore attenuato, stimolo intellettuale, invito a riflettere“. Ecco, più la seconda della prima, ché delle reazioni violente ne facciamo tutti volentieri a meno.

Continua a leggere

Censori della zumba, dove siete?

Ieri sera, quando ho varcato la soglia del Santa Maria della Scala, erano poco più delle nove. Lo scenario era un filino spettrale: tutto semi buio e deserto, compresa la piazza fuori, il tragitto ‘obbligato’ che mi ha portato fino alla Sala San Pio. Ero lì per vedere uno spettacolo del festival Teatropia organizzato dai Topi Dalmata; uno spettacolo sulla legalità e, in particolare, sulla trattativa Stato-mafia. Non un tema leggerino da venerdì sera, mi direte, ed è pure vero, ma che diamine non siamo nati solo per prendere aperitivi!

Continua a leggere