Bilancio di fine anno

Quest’anno mi sono buttata.
Mi sono presa dei rischi, grossi. Ci ho creduto. Ho voluto crederci.
Malgrado il momento, malgrado la crisi, malgrado l’incertezza nei confronti del futuro che attanaglia tutti noi. E che non ci molla. Non si placa con lo scorrere dei mesi, con la maturazione verso l’età adulta, ma anzi si moltiplica e si nutre di noi, delle nostre speranze facendosi sempre più cattiva. Rendendoci sempre più fragili e abbandonati.

Non mi sono abbandonata. Le mie fragilità le ho guardate a fondo, in questi ultimi anni. Ho scrutato a fondo e a lungo nel pozzo nero del crollo delle mie certezze e poi ho deciso di svegliarmi. Di provarci.

Quest’anno ci ho provato.
Mi sono buttata con tutte le scarpe – perché le cose si fanno così, per bene o per niente – in un progetto più grande di me. In un momento più duro di me. Ma alla fine lo Spazio UnoDue ha visto la luce, davvero.
E poi mi sono buttata di nuovo. Mi sono ri-buttata da capo in un mestiere che avevo lasciato sopire in un lungo letargo. Un mestiere per cui spesso mi sono sentita (e a volte mi sento ancora) inadeguata, ma che mi ha fatto innamorare di nuovo.
E ancora mi sono buttata nelle parole che sono l’unica cosa che riesco a maneggiare con una qualche cura. E che ho l’illusione di controllare. Anche se non sempre.

Era partito con un hashtag e una battuta, questo #duemilacredici. Felice e azzeccata intuizione.
Ci ho creduto e ci voglio credere ancora.

Nei miei sogni, nelle mie ambizioni, nei miei progetti. Negli incontri fortuiti che ti aprono nuove porte. Nei mattoni che, messi insieme con fatica e con passione, uno dopo l’altro, piano piano costruiscono ponti che ti portano altrove. Nella volta in cui sei nel posto giusto al momento giusto. Nelle coincidenze che non esistono. Nel bene sincero di chi c’è sempre, anche quando non si vede. Nella cattiveria che ti fa crescere e ti insegna più delle moine. Nell’onestà intellettuale che pare passata di moda ma che, dio santo, ancora esiste da qualche parte e brilla come un diamante raro. Nel rispetto. Nella meritocrazia che magari in questo Paese non sarà il fiore all’occhiello ma che, prima o poi, qualche soddisfazione è pur destinata a regalarcela. Nella crisi che apre nuove opportunità. Nella sana follia che a volte ti spinge laddove da solo non riusciresti a immaginarti.

 Voglio credere nel coraggio. Di pensare, di fare, di scommettere, di costruire, di cambiare.
Di rimettere tutto in gioco, se e quando è necessario. Voglio credere nel coraggio di essere.

Buon anno. Ancora una volta. #duemilacredici

La storia dell’Uomo è anzitutto e soprattutto una storia di coraggio: la prova che senza il coraggio non fai nulla, che se non hai coraggio nemmeno l’intelligenza ti serve.                                                       

Oriana Fallaci

Finanza vernacolare

Non ce n’è davvero bisogno, concordo. Ché troppo hanno scritto e detto in troppi – preparati analisti e banchieri della domenica – sull’aumento di capitale da 3 miliardi che la banca Monte dei Paschi dovrà attuare nei prossimi mesi e sul braccio di ferro tra il presidente della Rocca, Alessandro Profumo, e il presidente della Fondazione, Antonella Mansi. Braccio di ferro che ha messo in scena ieri, durante l’assemblea dei soci, l’apice dello scontro. Schiaffoni reciproci, con la Mansi uscita vincitrice, almeno secondo le analisi dei ben preparati e almeno a guardare i risultati numerici del voto in assemblea. I soci le hanno dato ragione: l’aumento di capitale si farà da maggio. Questi, i fatti.

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