Il PD liquefatto

Dunque, la ‘faida’ si è consumata. Ma più che un fratricidio – tutto interno – sembra di aver assistito a una congiura di popolo; la città ha fatto fuori i potenti. O, almeno, ha dato un segnale di volerci provare. Forse.

E’ questa, infatti, una delle (provocatorie) letture possibili delle primarie del PD che hanno designato, ieri, la candidatura a sindaco di Siena di Bruno Valentini. Il sindaco di Monteriggioni, renziano doc e della prima ora che – proprio come il suo giovane e illustre ‘maestro’ – ha impostato campagna e immagine sulla discontinuità e il rinnovamento. Fin troppo facile, forse, in una città come Siena piegata dagli scandali, dalla malagestione e oscurata dal groviglio di poteri che (pare) ne ha minato pericolosamente le fondamenta. Il PD ‘di apparato’ d’altronde non si è giocato bene le carte.

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Renziani dell’ultim’ora, unitevi!

Il problema, come spesso accade, è indossare la maglietta giusta. Perché chi non ha casacca, chi non ha colore, manda in confusione i piani dei controllori, sfugge alle caselle che servono a contarsi. E, soprattutto, a distinguere un noi e un loro.

Tutto ruota sempre intorno al noi e al loro – o, come ci insegnavano all’università, all’ingroup e all’outgroup. Che però, in questo nostro bizzarro Paese – e ancor di più nella nostra vana città, da sempre specchio miscrocosmico del macrocosmo – sono tutt’altro che categorie chiuse. Rigide o definite. Giammai! Il bello sta proprio nelle mutazioni, anche genetiche, che gruppi, gruppuscoli e sedicenti fazioni mettono in scena, anno dopo anno. Non solo per saltare sul carro dei vincitori – che, si sa, è sempre troppo piccolo o troppo affollato – ma anche per partecipare all’eterno girotondo dello ‘scaricabarile‘. Del ‘io non c’ero e se c’ero, dormivo‘.

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Non fate ridere

Partiamo da un presupposto: io ADORO ‘Amici Miei’. Lo conosco a memoria, tutti e tre gli episodi. E adoro – troppo facile dirlo – Mario Monicelli, una delle più intelligenti e acute espressioni del nostro cinema e della cultura italiana. Ogni volta che penso a lui – a quel film, ai suoi protagonisti, a tutte le volte che ho visto e rivisto quelle memorabili scene (lo strozzino, il vedovo, l’alluvione a Firenze, la Via Crucis) – non posso fare a meno di sorridere e, allo stesso tempo, riflettere su quanta lucidità e quanta maestria ci siano volute per tratteggiare quel perfetto ritratto di noi italiani.

Questa volta, però, sentire citato Raffaello Mascetti non mi ha fatto ridere. Anzi. Perché il meraviglioso conte interpretato da Ugo Tognazzi, vero professionista della supercazzola, stavolta è stato una grande mancanza di rispetto nei confronti di quel popolo italiano di cui Monicelli si è curato fino alla fine dei suoi giorni.

Raffaello Mascetti è una delle ‘preferenze’ del primo (vano) scrutinio per le elezioni odierne del Presidente della Repubblica; bravissima la presidente della Camera, Laura Boldrini, a non tradire nemmeno una piega della bocca mentre leggeva quel nome al microfono, durante lo spoglio, tra Franco Marini e Stefano Rodotà. Qualcun’altro si è talmente divertito con questa storia delle schede nulle da aver votato Valeria Marini, Veronica Lario, Santo Versace. Da un momento all’altro mi aspettavo di sentire chiamare Batman o Grande Puffo, come succedeva in terza liceo, quando si votavano i rappresentanti di classe.

Bene. Anzi male. Malissimo. Detesto la superficiale stupidità, l’ironia facilona da bar sport con cui certi parlamentari dimostrano di affrontare il tema delle elezioni al Quirinale (e qualsiasi altro tema venga loro affidato, in realtà). Perché può darsi che loro non se ne siano accorti – impeganti come sono a cercare accordi alla bouvette, a mettere in atto scherzi, frizzi e lazzi mentre nella notte cercano il modo di spartirsi le poltrone – ma qua fuori c’è un Paese alla deriva. Un Paese già quotidianamente vittima della loro supercazzola.

Un Paese che guarda a questo prossimo Presidente della Repubblica con grande speranza. E attesa. E che dovrebbe pretendere che – pur non essendo d’accordo sui nomi, sulle proposte, sulle strategie – i rappresentanti mandati dai cittadini all’interno delle istituzioni portassero almeno rispetto al loro ruolo costituzionale. E se vogliono citare Amici Miei o, che ne so, fare un aeroplanino di carta con il giornale o attaccare un cartello sulla schiena di qualcuno con scritto ‘prendimi a calci’ possono trasferirsi, a loro scelta, all’asilo, alla bocciofila o all’ospizio in campagna. E lasciare spazio a chi ha voglia e di pensare al Paese. Ché, quando vogliamo ridere, decidiamo da soli come e dove farlo.

Milena, resta dove sei…

Mi piacerebbe un mondo dove ognuno facesse quello che sa fare meglio. Quello per cui si è preparato, magari ha studiato sui libri e anche sulle orme di chi lo ha preceduto, quello su cui ha fatto la gavetta che ti rende forte nello spirito prima ancora che nelle nozioni.

Un mondo dove, ad esempio, un bravo giornalista facesse il giornalista, diventando fulgido esempio di un mestiere serio che dovrebbe attingere dalla passione, dalle conoscenze (dei temi, non delle persone), dall’onestà intellettuale, dalla certezza delle fonti, da una sana indole precisa, abbastanza ‘noiosa‘ e affatto indulgente. Un giornalista cane da guardia dei potenti, come ci insegna la rigida scuola anglosassone delle grandi inchieste che hanno segnato la storia del mondo.

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I nove nani

Diciamo la verità: non ne sentivamo il bisogno. E non per il valore delle persone, che non voglio analizzare qui, ma per le tinte grottesche che stanno prendendo queste elezioni amministrative in salsa senese. Oggi un altro ‘cittadino’ ha annunciato la propria candidatura, dopo una lunga riflessione che lo ha portato ad allontanarsi dalle liste civiche in cui era confluito (sic!). Siamo a nove. Nove candidati.

Facciamo ordine quindi, perché qui la faccenda di fa complessa (ma non seria). Scendono in campo: Movimento5Stelle, Lega Nord, Riformisti, coalizione di centrosinistra (di cui avremo il nome dopo le primarie PD di questo sabato), candidato di centrodestra 1 appoggiato da liste civiche, candidato di ispirazione sinistra (vecchia Rifondazione, per capirsi) appoggiato da lista civica, altro candidato appoggiato da altre liste civiche che pareva poter confluire nel M5S ma che invece resta da solo, candidato di neonata associazione culturale che doveva appoggiare il PD e che invece andrà da sola anche se non ha sciolto le riserve sul nome da presentare e, da oggi, ulteriore candidato di impostazione centrodestra 2 che ha appena annunciato – appunto – di lasciare il centrodestra 1 per correre con altra lista civica.

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